Tracce di fauna
Il daino è....
... il più grande mammifero italiano. Gli esemplari adulti possono raggiungere 1,30 m di altezza al garrese e 2 m di lunghezza, con un peso che può superare anche 220 kg nei maschi. Le femmine sono in genere più piccole e snelle. Nonostante la loro mole sono agili e veloci, capaci di compiere balzi straordinari se spaventati, anche sul terreno più accidentato.
l loro habitat preferiti sono le grandi foreste di latifoglie e di conifere, dove spesso vivono riuniti in piccoli branchi misti; i maschi adulti al di fuori della stagione degli amori vivono isolati o uniti in piccoli gruppi. Erbivori, si cibano soprattutto di foglie, germogli o erbe, ma durante l’inverno, quando le risorse alimentari si fanno scarse, non disdegnano la corteccia degli alberi, infatti Il daino è un tipico pascolatore opportunista di tipo intermedio ovvero un animale tendenzialmente poco selettore nella scelta del cibo ma capace di modificare atteggiamento sia in funzione della disponibilità alimentare sia in funzione delle esigenze metaboliche relative ai diversi periodi annuali.
I piccoli, dal caratteristico mantello a macchie bianche, nascono in primavera e passano i loro primi giorni di vita in compagnia della madre, a distanza dagli altri daini del branco.
Il palco
Soltanto i daini maschi possiedono le corna. Queste, ramificate, sono dette “palchi” e a differenza delle vere corna dei bovini e delle capre sono caduchi: ogni anno infatti alla fine di Febbraio queste si staccano e cadono, subito sostituite da quelle nuove, che iniziano immediatamente a ricrescere. Durante questa fase di crescita le corna sono ricoperte da una membrana detta “velluto”. Alla fine di Agosto le corna sono complete e, ormai pronte per la nuova stagione degli amori, perdono il loro rivestimento. Ogni anno che passa, inoltre, le corna crescono sempre più grandi e con un numero di punte in più: è così possibile risalire, anche se approssimativamente, all’età dell’animale semplicemente osservandone le corna. Queste, oltre che arma nei combattimenti durante stagione degli amori, sono elemento distintivo all’interno della gerarchia dei maschi: l’animale con corna più grandi e imponenti è il dominante sugli altri e sarà lui ad accaparrarsi il maggior numero di femmine.
La stagione del bramito
Alla fine dell’estate inizia la stagione degli amori per il daino. I maschi radunano intorno a se gruppi sempre più numerosi di femmine, detti “harem”: il daino è infatti un animale poligamo. Per un daino adulto questo è il momento più difficile e impegnativo dell’anno: se vuole riprodursi deve infatti difendere il proprio branco dagli altri maschi rivali, che tentano di spodestarlo. Con profondi bramiti che riecheggiano anche a grande distanza, i maschi annunciano la loro dominanza e il possesso sull’harem. Queste manifestazioni vanno avanti per tutta la notte e spesso anche durante il giorno. Non sempre però basta la voce: talvolta animali di pari rango devono scontrarsi fisicamente per stabilire chi sarà il signore dell’harem.
Curiosità
Cervi, daini e caprioli sono tutti ruminanti, cioè dopo una prima masticazione sommaria, durante il pascolo, gli alimenti vengono convogliati nel primo compartimento gastrico, (rumine) e quindi rigettati nella bocca dove subiscono una seconda e più accurata masticazione per essere mangiati definitivamente.
Tra tutte le similitudini tra cervi, daini e caprioli, si differenziano nel cibo che ricercano. Il daino è abbastanza alla buona e non troppo selettivo di quel che trova, il capriolo, invece , è un ruminante brucatore selettivo di alimenti facilmente digeribili e concentrati ad alto contenuto energetico e basso contenuto di fibra grezza: germogli, gemme, fiori, bacche,frutta, tenere cortecce ed erbe.
Il cinghiale
Del cinghiale si dica intanto che sono leggende quelle che vedono l’uomo attaccato dal cinghiale, può essere vero solo se la mamma, con i cuccioli indifesi vicini, viene sorpresa e si sente in pericolo, altrimenti – parola di esperti – il pericolo che si corre incontrando un cinghiale per il sentiero, è che non si sposta dal suo tragitto, ma questo non vuol dire puntare e caricare.
Come vedete sono abbastanza simili tra tutte, ma d’altronde sono tutti ungulati! E’ chiaro che per l’onesto montanaro sono molto ben riconoscibili, come per noi sono diverse una Fiat Uno da una Lupo, o una Mini minor vecchio e nuovo modello…
Un’altra cosa che hanno in comune gli ungulati, soprattutto il daino e il cinghiale è l’insoglio, cioè un bagno di acqua e fango che gli animali hanno necessita’ di fare per liberarsi dai parassiti e dallo sporco o per rinfrescarsi durante i periodi caldi.
Cosa mangia il cinghiale
Il cinghiale è onnivoro, mangia proprio di tutto, un po’ come il maiale, però allo stato selvatico.
Anche la dentatura denota abitudini alimentari varie. Infatti le sue tavole dentarie permettono il trituramento di alimenti vegetali ma anche lo sfibramento delle carni. E’ dotato inoltre di particolari canini: gli inferiori si chiamano zanne e soprattutto nel maschio sporgono vistosamente dalla rima labiale e sono ricurvi verso l’alto. Quelli superiori si chiamano coti e sono di dimensioni piu’ ridotte. Coti e zanne costituiscono il trofeo del cinghiale e vengono tanto piu’ valutati quanto piu’ lunghi e di maggiore diametro sono.
Attivo al crespuscolo e di notte, trascorre le ore diurne tra il fitto sottobosco nei punti più umidi e ombreggiati. Le femmine, ad eccezione del periodo della riproduzione, vivono in branchi con i più piccoli, mentre i maschi adulti conducono vita solitaria e raggiungono le femmine solo all'epoca degli amori. In condizioni di superaffollamento o per la ricerca del cibo compie spostamenti erratici anche di notevole entità. Assai elevata è la resistenza alla scarsità di cibo, specie da parte degli adulti; si calcola ad esempio che nel periodo compreso tra l'autunno e la primavera un esemplare sano possa perdere fino al 40% dei proprio peso.
L’istrice
L’Istrice è un roditore, ed è il più grande rappresentante di questo gruppo della fauna italiana. Diffuso in tutta l’Italia peninsulare il suo limite a nord è dato grossomodo dalla catena dell’Appennino Tosco-Emiliano. Molti studiosi ritengono che l’istrice stato sempre presente nel nostro paese, ma che le popolazioni originarie si siano estinte con le Glaciazioni, e che la specie sia stata nuovamente introdotta dai Romani che ne amavano le carni saporite.
Ben conosciuto per gli aculei lunghissimi che ne ricoprono il corpo, l’istrice vive nei boschi e nelle campagne, con una predilezione particolare per la macchia mediterranea.
Si nutre di una grande varietà di piante, tuberi, radici, nonché di piante e ortaggi che si procura razziando i campi coltivati : motivo questo che ha portato questo splendido animale ad essere spesso odiato dai coltivatori.
Strettamente notturno, l’istrice vive in grandi tane sotterranee dotate di molte camere comunicanti e più entrate; la cosa straordinaria è che spesso condivide il sistema di gallerie e di camere con tassi o volpi: queste società pluri-specifiche sono ancora in via di studio, e potremmo prenderle ad esempio…
Durante l’inverno non cade in letargo, anche se spesso passa lunghi periodi nella tana senza uscirne e consumando le riserve accumulate sotto forma di grasso nel proprio corpo.
La caratteristica principale dell’istrice sono gli aculei, che non sono altro che peli modificati nel corso dell’evoluzione a scopo di difesa; gli aculei, bianchi e neri, sono di tipi diversi a seconda della loro posizione sul corpo: corti lungo i fianchi, lunghissimi, fino a 40 cm, sul dorso, finissimi e più simili a setole sul collo e sulle spalle. In caso di pericolo l’istrice alza tutti gli aculei, normalmente abbassati, grazie ad una particolare muscolatura sottocutanea e li fa agitare velocemente: questo movimento, grazie anche alla struttura particolare di alcuni aculei tozzi e cavi del dorso, produce un rumore sordo e minaccioso che ha la funzione di spaventare i possibili predatori.
La capacità di lanciare gli aculei verso il rivale è in realtà una leggenda, anche se con un fondo di verità: è infatti possibile che mentre l’istrice minacciato agita le spine, alcune si stacchino casualmente, schizzando via e facendo credere ad un'azione volontaria dell’animale.
Attualmente l’istrice è un animale comune, e, nonostante la caccia illegale (ancora oggi le sue carni sono apprezzate ) e gli incidenti con le autovetture che causano la morte di parecchi individui, è in aumento in tutto il paese.
A causa delle sue abitudini notturne, non è facile osservarlo nel suo ambiente naturale: è molto frequente invece trovare le sue tracce: le caratteristiche impronte con gli unghioni ben in vista, le entrate delle tane, e gli aculei, che vengono perduti di frequente lungo i loro sentieri tra gli arbusti.
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